Andamento delle nascite

Gli Approfondimenti di FONDO EST
Andamento delle nascite

NASCITE IN CALO IN ITALIA
Crisi socio-economica e servizi carenti incrinano alla base la scelta di procreare.

 

           Sono solo 556mila i bambini nati in Italia nel 2011, seimila in meno circa rispetto al 2010. Quasi 600 mila i morti invece, quattromila in più del 2010. E questo trend si sta mantenendo nel nostro paese da ben 5 anni. Ne deriva, quindi, una dinamica demografica di segno negativo, con un ampliamento della differenza tra nascite e decessi.

           I dati ISTAT confermano un tasso di natalità sceso al 9,3 per mille nel 2010 e al 9,1 nel 2011, mentre resta invariato il tasso di mortalità, stabile al 9,7 per mille. Non tutte le regioni però hanno lo stesso andamento; le regioni più “feconde” sono il Trentino-Alto Adige (oltre il 10 per mille), Campania (9,9) e Lombardia (9,7). Le regioni, invece, con il tasso di natalità più basso sono Liguria (7,3)  Molise (7,6) Basilicata (7,7) e Sardegna (7,9). Sono alcuni dei dati dell’ultimo report demografico Istat 2011.

           Resta stabile, per il terzo anno consecutivo, il livello di fecondità nazionale con il numero medio di figli per donna di 1,42. Indice a cui però contribuiscono attivamente le donne straniere che hanno un tasso quasi il doppio delle italiane.
I dati confermano, inoltre, che la tendenza delle italiane è di diventare mamme in età sempre più avanzata. Le straniere in media ben sotto i 30 anni, le italiane di media intorno ai 33/34 anni.  E più del 6% delle neo-mamme ha più di 40 anni. Per contro, diminuiscono i nati tra donne sotto i 25 anni di età e le madri minorenni. Le aspettative di vita aumentano ma la popolazione diminuisce il proprio potenziale di crescita e mantenimento in un saldo così negativo.

           Alla base della diminuzione delle nascite anche problematiche di natura socio-economica, come osserva il sociologo Mauro Magatti, Preside della facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica, per il quale la mancanza di fiducia per il futuro, così come del resto i venti di crisi che soffiano soprattutto su quella che Magatti definisce la “generazione bloccata”, afflitta dal precariato, da stipendi bassi e nessuna prospettiva di stabilità, induce a non “correre il rischio di procreare”, perché si ritiene di non poter mantenere la famiglia o allargarla in modo sereno e decoroso. Sfida che però i genitori di origine straniera, per cultura, accettano di affrontare. A Milano, ad esempio, si sono registrati ben 840 neonati stranieri in più rispetto all’anno precedente, anche se il saldo nascite della città resta negativo.

Fino a qualche anno fa (2007), quando la natalità sembrava resistere, anche se in presenza di crisi, un figlio era quasi considerato un “bene rifugio”, un riferimento affettivo sicuro. Ma la situazione da allora è nettamente peggiorata, la generazione dei 30-40 viene considerata “senza futuro”. Gli aspetti di criticità, quindi, sono da ricondurre sia alla crisi economica ma anche, in taluni casi, alla sensazione di non avere accanto un sistema paese in grado di sostenere con servizi e un ambiente favorevole la scelta di procreare. Oltre alla “crisi” anche quindi la carenza di servizi a supporto. Fare un figlio oggi è considerato un “lusso” da non potersi permettere. Quindi ogni servizio che possa dare beneficio economico e/o organizzativo alla futura mamma o alle neo-mamme e neo famiglie, diviene uno strumento importante per affrontare in serenità un evento importante, felice e intenso come la maternità.

Report Indicatori Demografici ISTAT 2011: http://www.istat.it/it/archivio/51645